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Una questione di prospettiva

Scegliere gli strumenti giusti in ambito educativo non è facile. Soprattutto da quando il mercato si è affollato di educational toys e si è iniziato a parlare molto dell'importanza di coding, pensiero computazionale, STEM.

Un paio di mesi fa, Angela Sofia ha scritto un post, che vi consiglio di leggere, su come approcciare la scelta di un kit robotico. Al di là degli elementi utili per la valutazione (costo, adeguatezza, qualità dell'ambiente di programmazione, versatilità), è interessante come inizia il suo articolo:

Seymour Papert’s Constructionism was the model that we choose as inspiration to design the learning experience because we strongly believe that the educational power of a technology resides in the potential for creative expression that it offers.

Prima di prendere in considerazione qualsiasi tecnologia, viene spiegata la prospettiva con cui verrà realizzata l'esperienza di apprendimento. Parlando di costruzionismo non solo si chiarisce perchè si sta scegliendo una certa tecnologia ma anche come verrà utilizzata.

In questo contesto infatti la tecnologia viene considerata come materiale da costruzione in grado di moltiplicare le capacità creative ed espressive del partecipante. Più recentemente, Mitch Resnick parla di creative learning, offrendo non solo un approccio per descrivere come avviene l'apprendimento ma, soprattutto, degli indicatori e degli strumenti su come facilitarlo (le 4 P).

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Il ragionamento sull'approccio, sul perchè e come usare la tecnologia, è quanto più mi preoccupa sentendo parlare così spesso di coding, pensiero computazionale e STEM. Perchè di per sè nessuno dei tre termini veicola cambiamenti metodologici, lasciando invece ampio spazio ai fraintendimenti.

In un sistema scolastico così fortemente istruzionista penso che la vera opportunità legata a questi concetti consista nell'usarli per sperimentare una metodologia diversa. Senza una riflessione su perchè e come usare certe tecnologie, quale sarà la differenza da tutte le altre cose fatte a scuola fin'ora?

Una questione di prospettiva
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